Oggi per il paziente con vene varicose o con problemi vascolari venosi non è più sufficiente una semplice visita specialistica sebbene accompagnata da un eco color doppler che testimoni la insufficienza della vena safena o di altre vene dell’arto inferiore.

Il Prof. Casoni spiega come la cosìddetta “visita flebologica” in realtà, in ambienti moderni e qualificati, si sia evoluta in un “percorso diagnostico- terapeutico” che prevede una serie di passaggi clinicostrumentali volti al conseguimento di una diagnosi molto precisa e conseguentemente l’impostazione di un protocollo terapeutico adeguato.

“In prima istanza – afferma il Prof. Casoni – si effettua una valutazione clinica dello stato della cute delle gambe e della condizione vascolare arteriosa periferica mediante misurazione dell’Indice Pressorio con doppler pulsato unitamente alla saturazione di ossigeno con un semplice saturimetro.

Successivamente si passa ad un esame ecografico del sistema venoso superficiale e profondo (nel 35% dei casi sono presenti infatti anomalie anatomiche del sistema venoso che devono essere inquadrate e classificate), simultaneamente si misurano gli spessori endoteliali arteriosi per definire una “età biologica” del sistema circolatorio, specchio della reale età biologica del soggetto.

Si procede con uno studio emodinamico, noto come Eco color doppler o Duplex, esame volto a misurare i flussi verso il cuore e dal cuore alla periferia (reflussi), stabilirne entità, volume e sede anatomica. Si costruisce così una mappa emodinamica del singolo arto per decidere poi con i successivi step la migliore strategia terapeutica.

L’esame ecografico ed eco color doppler non si limitano alla valutazione del solo sistema vascolare arterioso e venoso, ma anche alla valutazione della ghiandola tiroide, spesso coinvolta inaspettatamente in problemi di stasi venosa e/o flebolinfedema.

Rimangono da sapere altre due importanti informazioni: la forza della pompa muscolare di drenaggio venoso, e la effettiva “capacitanza” del letto vascolare venoso, ovvero quanto sono sfiancate le pareti venose ed in quanto tempo il parco venoso si riempie dopo essere stato svuotato da opportuni esercizi attivando le pompe muscolari.

Questa è la Fotopletismografia, recentemente introdotta presso la Vein Clinic Ippocrate”.